Il Campanile di Giotto - Basilica di Santa Maria del Fiore Firenze
Le prime fondamenta per la costruzione della torre campanaria della Basilica di Santa maria del Fiore, cattedrale di Firenze, iniziarono nel 1298, ma fu solo nel 1334 che Giotto subentò come capomastro curando immediatamente la costruzione del campanile.
Il rivestimento del Campanile – che mostra subito la mano di Giotto – è formato da marmi bianchi, tuttavia Giotto rimase a capo dei lavori sino alla sua morte avvenuta solo 4 anni dopo dall’incarico, successivamente affidato ad Andrea Pisano.
Il campanile rappresenta quindi l’ultima opera incompiuta del maestro.
Certamente è possibile affermare che Giotto si sia ispirato alla facciata arnolfiana di Santa Maria del Fiore, sia per distribuzione delle zone cromatiche che per le riquadrature degli specchi marmorei.
Nel campanile la pianta quadrata si articola agli angoli di contrafforti scantonati.
Il motivo è di tendenza gotica, ma le linee rette hanno soprattutto l’obiettivo di trasmettere plasticità. Gli aggetti delle cornici sono depressi sul piano: tuttavia si contrappone la policromia che rafforza le cornici attuando una sorta di continuità.
In passato Giotto fu accusato di non aver progettato una solida base, e le stesse modifiche di alle strutture perimetrali avrebbero compromesso la stabilità dell’impianto.
Peculiare del campanile è la ricchissima decorazione scultorea, un complesso programma iconografico a cui parteciparono alcuni tra i migliori scultori presenti a Firenze.
Tutte queste opere, uno dei più completi cicli figurativi del Medioevo, sono oggi stati sostituiti con copie (gli originali si conservano nel Museo dell'Opera del Duomo).
L'attribuzione dei bassorilievi è tuttora oggetto di discussione, tuttavia si considera come ampiamente condivisa l'opinione che i disegni possono essere scaturiti da un'idea programmatica di Giotto, mentre l'esecuzione (1337-1341) fu affidata ad Andrea Pisano e alla sua bottega: tra i collaboratori emergono le figure del figlio Nino Pisano, di Gino Micheli da Castello, Alberto Arnoldi, Maso di Banco e dei cosiddetti Maestro dell'Armatura e Maestro di Saturno; cinque formelle sono da attribuirsi all'intervento più tardo di Luca della Robbia (1437-39).
(Wikipedia)


